L'ultimo squillo della Corte Costituzionale, cassata la legge siciliana

Non vorremmo dirvi che ve l’avevamo detto, ma…  Beh, avete capito.

Il 07/06/2017 la Corte Costituzionale si è infatti riunita dopo ben due rinvii e, un po’ in sordina, ha deliberato sulla legittimità costituzionale dell’articolo 50 della legge Regione Sicilia n. 3 del 2016.  Come è andata? Purtroppo – o per fortuna, a seconda dei punti di vista – è andata come doveva andare e come noi di RIVS avevamo previsto da tempo. I supremi giudici hanno cassato in toto la normativa della regione in quanto la stessa, al contrario di Trento e Bolzano, non ha tra le proprie prerogative la possibilità di legiferare in merito alla tassa di proprietà dei veicoli, contrariamente a quanto affermato a più riprese dall’ASI e dai suoi rappresentanti siciliani.

Oltre a questo i giudici hanno tenuto a precisare che la Regione non solo aveva oltrepassato le proprie prerogative, ma aveva addirittura leso i (pochi) diritti che lo Stato riconosceva agli appassionati, richiedendo l’iscrizione all’ASI anche per i veicoli ultratrentennali -  e anche qui consentiteci di dire che avevamo visto lungo. Permetteteci anche un pensiero malizioso: probabilmente i parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana furono mal consigliati quando emanarono un provvedimento che andava incontro a sicura bocciatura. Da chi? Come si dice in questi casi: cui prodest?

E ora? Per quanto riguarda la Regione Sicilia c’è poco da aggiungere: i possessori di veicoli ventennali dovranno procedere al versamento della tassa di proprietà piena. Per quanto riguarda la situazione nazionale, invece, i giudizi in sospeso presso la Corte Costituzionale sulla questione bollo storico sono terminati e la situazione si è cristallizzata. Come potete vedere dall’infografica RIVS, aggiornata a oggi, l’iniziativa presa dal Governo con la Legge di Stabilità 2015 ha purtroppo generato numerose discriminazioni su base territoriale con poche regioni che godono il privilegio di legislazioni non attaccabili, mentre i residenti in tutte le altre sono costretti a scegliere tra imposte proibitive e la vendita (o rottamazione) dei veicoli. Inutile dire che questa situazione sta creando forti disparità sociali e la cosa più grave è che tutto questo avviene solo in Italia.

RIVS, insieme ad altri importanti attori del settore, chiede con urgenza la convocazione di un tavolo di consultazione che chiarisca una volta per tutte qual è la definizione di veicolo storico che lo Stato intende adottare e quali incentivi alla conservazione del patrimonio intende applicare. Parecchi danni sono stati fatti a un settore in cui l’Italia traccia ancora oggi la rotta, grazie alla propria cultura motoristica, ma è tempo che si intervenga prendendo seriamente in considerazione i risvolti economici, sociali e culturali che scelte politicamente miopi hanno prodotto in questi ultimi due anni. 

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