In difesa di - Breve apologia del veicolo storico

L'automobile è uno degli oggetti che ha cambiato il nostro modo di vivere, di spostarci, di incontrarci. La cura e l'amore che gli appassionati di auto d'epoca  - tutti gli appassionati, anche i possessori di una semplice 500 - prestano ai  propri  veicoli  non temono confronti, nemmeno se confrontate con quelle degli appassionati d'arte. Il collezionista di auto d'epoca rivive, nell'uso dell'oggetto, il tempo in cui l'oggetto è stato creato , arrivando a volte ad un'immedisimazione quasi totale  con il proprio veicolo.

La passione per veicoli d'epoca, chi ci segue lo capisce bene, è una sorta di appuntamento con la Storia; l'analisi, lo studio e la frequentazione di qualcosa che ha cambiato le nostre vite nel passato e che ancora oggi merita di essere conosciuto e trasmesso. Ecco perchè quando leggiamo critiche mosse immotivatamente nei confronti di questa passione,come nel recente articolo apparso su "Il Fatto Quotidiano" , rimaniamo alquanto perplessi. Troppo spesso infatti -  l'articolo de Il Fatto è solo il caso più recente - questa passione viene considerata, o come una attività elitaria riservata a persone abbienti, che fanno sfoggio dei loro giocattoli lussuosi  sfruttando agevolazioni fiscali  immotivate, oppure, dall'altro lato, un furbesco escamotage per circolare con mezzi vecchi e decrepiti, evitando di pagare troppo bollo e assicurazione.

Nessuno vuole nascondersi dietro un dito, situazioni come quelle descritte, eccessi nell'uno o nell'altro senso, esistono e tuttavia rappresentano solo una percentuale minoritaria, mentre la grande parte di questo mondo è composto da appassionati che amano il proprio veicolo e con esso arrivano a considerare l'auto d'epoca allo stesso livello artistico di un quadro d'autore o di monumento. Un bene comune, dunque, che , proprio come tutte le cose belle, richiama ancora oggi migliaia di persone che si danno appuntamento sui bordi delle strade cittadine per applaudire  il passaggio di manifestazioni come la Mille Miglia, ma anche di semplici raduni di paese.

Esagerate sono anche le critiche avanzate dal gironalista relativamente alla sicurezza e al presunto danno ambientale che le vetture storiche produrrebbero. Torna utile infatti ricordare la circolare n. B53/2000/MOT, emanata dal Ministero dei trasporti e della navigazione, che conferma l'obbligo dell'installazione delle cinture di sicurezza, sia per i posti anteriori che per quelli posteriori, per tutti i veicoli della categoria M1 immatricolati prima del 15 giugno 1976, se predisposti sin dall'origine con specifici punti di attacco, mentre tutti i veicoli immatricolati dopo quella data hanno l'obbligo di dotarsi dei dispositivi. Alla luce di questa normativa, viene da chiedersi da dove derivi tutta questa preoccupazione per l'incolumità di conducenti e passeggeri, dato che i veicoli sprovvisti di cinture sono sicuramente una percentuale minoritaria, e ci chiediamo se per tali affermazioni sulla mancanza di sicurezza il redattore abbia consultato apposite statistiche o, semplicemente, si sia lasciato andare a una considerazione emotiva.
Per quanto riguarda, infine, le critiche mosse contro il presunto danno ambientale creato dalle auto d'epoca ricordiamo che i chilometri percorsi dai veicoli storici sono molto inferiori rispetto a quella di un veicolo attuale e, di conseguenza, appare quantomeno contestabile l'affermazione per cui i gas di scarico inquinanti delle auto storiche arrivino a creare conseguenze dannose per l'ambiente, sopratutto se rapportati con le altre fonti di inquinamento con cui abbiamo a che fare quotidianamente.

In conclusione, pur condividendo con l'autore dell'articolo l'idea per cui il mondo del motorismo storico vada riformato - ci sono testimoni i nostri continui appelli affinché la legislazione venga aggiornata o quantomeno applicata correttamente - continueremo a ripetere che le auto d'epoca, in qualità di testimoni della cultura e della bellezza del passato e della passione dei loro proprietari, devono essere sostenute da una legislazione che consenta a qualunque appassionato di conservare il proprio veicolo, senza sotterfugi e senza privilegi.

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