Il Dito e la Luna : LegalitÓ costituzionale e veicoli storici

Nel corso della 47° assemblea Nazionale ASI dello scorso 20 aprile, il Presidente dell’ente, Roberto Loi, ha espresso tutta la propria preoccupazione per le legislazioni, a suo dire non conformi, recentemente adottate dalle Regioni Umbria, Puglia e Piemonte in materia di benefici fiscali per i veicoli storici.

Esprimendo la posizione ufficiale dell’ASI sull’argomento, Loi ha voluto infatti sostenere che tali normative non siano affatto in linea con le pronunce della Corte Costituzionale in materia, comunicando al contempo tutta l’inquietudine dell’ente di Villa Rey su questo argomento. Come spesso accade il Registro non ha condiviso e non condivide l’interpretazione dell’ASI, tuttavia su una cosa il dottor Loi ha pienamente ragione: la preoccupazione dell’ASI non è certo infondata.
In materia di benefici fiscali, difatti, le tre Regioni citate sono le uniche a riconoscere i certificati emessi anche da soggetti diversi da quelli indicati dalla L.342/2000 o dall’art. 60 del Codice della Strada, privando di fatto l’ASI delle quote associative che in caso contrario i contribuenti sarebbero costretti di fatto a versarle.

Ma non è intenzione del RIVS ridurre la questione ai soli interessi personali: più interessante è invece raccogliere l’invito del Presidente dell’Automotoclub Storico Italiano al rispetto dei principi sanciti da costituzione, leggi e giurisprudenza nell’ambito dei veicoli storici. Perché, a ben vedere, nel nostro settore la situazione è davvero preoccupante.

Anzitutto ci sentiamo di tranquillizzare tutti gli appassionati sulla legittimità della normativa attualmente vigente in Piemonte: la Corte Costituzionale ha difatti avuto modo di passare al vaglio l’intera disposizione regionale, giudicandola positivamente. Tale considerazione può essere estesa anche alla regione Umbria, che si avvale di una normativa pressoché identica. Di più, ad una più attenta lettura della recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione - questa sì, davvero illuminante - le uniche regioni ad aver predisposto negli anni meccanismi di riscossione coerenti con le previsioni normative statali sembrano proprio essere il Piemonte e l’Umbria.

Ma non tergiversiamo, si parlava di rilevanza costituzionale. Appare utile allora ricordare che la Corte Costituzionale ha emesso una sola sentenza in materia di benefici fiscali relativa ai veicoli storici, la 455/2005, con la quale, chiarita la natura statale dei tributi (tassa di possesso/circolazione e imposta provinciale di trascrizione), ha provveduto ad abrogare una legge della regione Liguria che, sovrapponendo indebitamente i concetti distinti di “veicolo di particolare interesse storico e collezionistico” (art. 63 della L.342/2000) e “veicoli di interesse storico e collezionistico” (art. 60 Codice della Strada), favoriva di fatto l’ASI.
Se proprio vogliamo parlare delle storture attualmente vigenti, dovremmo dunque sottolineare come, nonostante questa inequivocabile pronuncia, recentemente le Regioni Emilia Romagna e Veneto, abbiano introdotto legislazioni pressoché identiche a quella adottata all’epoca dalla Regione Liguria e cassata dalla Corte Costituzionale. Immaginiamo che l’avvocato Loi non sia a conoscenza di tali novità normative, altrimenti la sua preoccupazione si sarebbe certamente rivolta anche a questi casi.

Ma le ragioni della nostra preoccupazione non si esauriscono certo qui: a ben vedere, molto più preoccupante è lo scarsissimo livello di legittimità costituzionale di cui soffre, senza apparenti speranze di un’immediata guarigione, la determinazione annuale che il legislatore ha richiesto a partire dal 2000 proprio alla stessa ASI.
Nelle previsioni del legislatore infatti tale determinazione doveva consistere in un documento a carattere generale (in quanto annuale) che consentisse alle amministrazioni locali di poter distinguere tra veicoli “di particolare interesse storico e collezionistico” (meritevoli di un trattamento fiscale consono alla necessità di favorirne la conservazione) e quelli solamente “ultraventennali”, senza dover ricorrere, per l’individuazione dei veicoli, ad ulteriori attestati o certificazioni. Compito questo brillantemente eseguito dalla sola FMI.

E’ noto infatti che l’ASI, giudicando inadeguata la previsione legislativa (ci sarebbe da chiedersi se la Costituzione abbia affidato all’ASI il compito di verificare l’idoneità delle Leggi emesse dal Parlamento Italiano) abbia prodotto negli anni una determinazione che, sostanzialmente, ha obbligato numerose amministrazioni locali a richiedere l’attestato rilasciato dalla stessa ASI ad probationem. Un documento di cui la legge sui veicoli storici non parla affatto.

Scendendo nel dettaglio, sono numerose le contraddizioni della nuova determinazione redatta dall’ASI a partire dal 2011. Per brevità, elencheremo solo le principali:
1.    Riproduce lo stesso errore contestato dalla Corte Costituzionale alla Regione Liguria nel 2005, accomunando indebitamente le categorie distinte di “veicolo di interesse storico” (art.60 C.d.S.) e “veicolo di particolare interesse storico e collezionistico (art.63 L.342/2000).
2.    Impone di fatto al contribuente il versamento di una quota associativa, in violazione della libertà di associazione sancita dall’art. 18 della Costituzione.
3.    Imponendo tale versamento, viola anche l’art. 23 della Costituzione, come peraltro fatto notare nel lontano 2001 dal Ministero delle Finanze, secondo cui “né tantomeno in dipendenza della determinazione dell'ASI può essere riscossa alcuna somma di denaro quale diritto di tipo amministrativo o tributo, non risultando alcuna previsione in tal senso e dovendosi dunque ritenere un'eventuale differente prassi direttamente violativa dell'art. 23 della Costituzione. Il contenuto della determinazione dell'ASI sembra dover essere quello di un atto generale che elenca, attenendosi strettamente ai criteri fissati ed alle statuizioni normative, le tipologie delle autovetture di interesse storico e collezionistico, ad esempio per marca, modello e data di costruzione”.

Nel complesso, quindi, non possiamo non condividere la preoccupazione di Loi sulla legittimità costituzionale delle normative che regolano i benefici fiscali in materia di auto storiche. E tuttavia lo invitiamo a correggere la mira, preoccupandosi delle reali storture e indirizzando il proprio ente a svolgere quanto richiesto da oltre tredici anni dalla legge, ossia una determinazione fruibile dalle amministrazioni locali e non elusiva della volontà del legislatore, cui anche l’ASI, secondo quanto stabilito dalla nostra costituzione, deve attenersi.
 

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