Continua la battaglia del Governo contro i veicoli storici: la sentenza della Corte Costituzionale n.199/2016

La notizia sta ormai imperversando sul web da venerdì scorso: con la sentenza n. 199/2016 la Corte Costituzionale ha riconosciuto i diritti del Governo nei confronti delle Regioni Umbria e Basilicata. Riassumendo i contenuti della sentenza, la Suprema Corte ha stabilito che

1.    Le suddette Regioni non hanno diritto di garantire esenzioni relative al bollo, se non all’interno delle limitazioni previste dalla legge statale (limitazioni che consentono alle Regioni di operare al massimo uno sconto del 10%);
2.    Le Regioni non possono nemmeno garantire ai cittadini l’esenzione di more e interessi in caso di mancato o ritardato pagamento del tributo derivato dalla poca chiarezza della Legge Statale (ricordiamo che la Legge di Stabilità che tolse le agevolazioni prese di sorpresa non solo i cittadini, ma anche le stesse amministrazioni).

Insomma, un’altra battaglia persa per chi ha a cuore gli interessi delle auto e moto storiche ultraventennali. 
Non solo, la sentenza rappresenta presumibilmente di un punto di svolta decisivo, poiché la giurisprudenza della Corte Costituzionale rappresenta un appiglio fortissimo dal punto di vista giuridico. Di fatto i giudici hanno sancito in maniera estremamente netta l’impossibilità per tutte le Regioni di legiferare in materia di tassa automobilistica, e quindi di reintrodurre le agevolazioni che lo stesso Governo ha abrogato a fine 2014. 

Rimane da chiedersi cosa sarà delle altre leggi tutt’ora in vigore. Ad oggi, pendono i ricorsi contro le Regioni Veneto e Sicilia, oltre che contro la Provincia autonoma di Trento, mentre sembrano godere di maggiore stabilità solamente la Regione Emilia Romagna e la Lombardia (ma solo perché le disposizioni sulle agevolazioni dei veicoli youngtimer, in vigore rispettivamente dal 2003 e dal 2012, non sono più appellabili dal Governo). 

Un colpo durissimo per il nostro settore, per gli appassionati e soprattutto per chi, come RIVS, a più riprese ha denunciato ed esposto i numeri del declino dell’indotto.  Un colpo che sposta la lotta dal piano giuridico a quello politico, nel tentativo di contrastare un accanimento, quello governativo, che troviamo del tutto inspiegabile,  immotivato e incoerente anche con il passato recente. Ricordiamo molto bene come in passato diverse leggi regionali in materia di veicoli storici – inique e attaccabilissime – abbiamo vivacchiato tranquillamente per anni nella totale indifferenza dello Stato Centrale, imponendo l’iscrizione all’ASI dei veicoli per i quali sarebbe stata sufficiente una autocertificazione a garantire l’accesso ai benefici fiscali..

Le carte sono in tavola e le domande sono sempre le stesse. E sa un lato in molti vorrebbero sapere chi e perché ha instillato nel Governo l’idea che i veicoli storici siano un modo per fare cassa e chi ha fatto passare l’idea che la nostra passione fosse solo un modo per aggirare il pagamento dei tributi. Dall’altro noi chiediamo con forza se il Governo si sia fermato a fare i conti
•    di quei famosi 74,5 milioni previsti dalla Legge di Stabilità 2015 come introito dal bollo delle ventennali, quanti effettivamente ne sono stati raccolti?
•    a fronte di quali costi sull’indotto indotto – e quindi di IVA e tasse per lo Stato – questi pochi milioni sono entrati nelle casse dello Stato?
•    Quanta parte del patrimonio automobilistico nazionale è emigrata all’estero (dalla fuga dei cervelli alla fuga dei motori)
Di questi dati, ovviamente, non c’è traccia alcuna e a queste domande nessuno vuole rispondere. La cosa non ci stupisce.

Ma non ci scoraggiamo: RIVS continuerà a porre queste domande in tutte le sedi, in attesa che qualcuno si renda conto di essere stato “mal consigliato”. Vi chiediamo di fare altrettanto con tutti i mezzi a vostra disposizione, perché solo amplificando il più possibile il messaggio potremo porre rimedio ai danni fatti finora. 

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